martedì 11 novembre 2008

Luoghi comuni


Un luogo comune dovrebbe essere un luogo frequentato e di pubblica conoscenza, ai più, condiviso dai molti o dalla moltitudine delle persone. Dei luoghi cosidetti comuni, che albergano spesso i nostri pensieri, sulle cose e sulle persone, si può fare a meno a condizione di sperimentare personalmente o di confutare la veridicità del postulato. Personalmente trovo che i luoghi comuni difficilmente aderiscono al principio di realtà, anzi sempre sono alimentati da paure o da pigrizie o peggio da pregiudizi. Quando il sapere o la saggezza dei più comincia ad essere troppo infarcita di luoghi comuni, fino a modificarne il racconto o la percezione stessa del reale allora credo che necessiti una "resettata", una confutazione paziente e costante.
A chi preferisce lasciarsi trastullare dalla pigrizia mentale e dal pregiudizio, non gli resta che l'ignoranza, la povertà di spirito, di intelligenza, oltre che naufragare fuori dal proprio tempo e dal proprio presente.

martedì 8 luglio 2008

Nessun Maestro può essere una tua piccolissima cellula

Spesso conosco o incontro persone. Spesso sono, siamo, tutti tesi a spiegarci il mondo, a dargli un senso, a capirne la ragione del malessere esistenziale che ci accompagna come la nostra ombra, come due parti inconciliabili: il bene ed il male.
Tutti vogliono un mondo migliore. Tutti si affannano per costruirlo...ma inevitabilmente andiamo nella direzione opposta. C'é qualcosa di sbagliato nel nostro modo di cercare o cambiare. C'é un approccio errato nel percepire il mondo stesso. Mi chiedo sovente: perché mai dovremmo cambiare il mondo? Che senso ha, cosa ci spinge a negare la realtà, il presente, lo stato di fatto. Perché ci si affanna a rincorrere teorie, progetti, filosofi, Dei, maestri, che ci speigano come dovrebbe essere questo o quello? Come ci si deve comportare o cosa sia veramente la vita o il mondo. I libri sull'argomento abbondano fino al cielo...ma la vita é sempre quella, l'uomo sempre lo stesso, con i suoi difetti e un'idea del bene che alimenta e giustifica solamente il male, malgrado la tecnologia ed i progressi scientifici.
Da tempo mi trascino un dubbio: il mondo é quello che é...e ad esso dovremmo arrenderci incondizionatamente, come quando ti rendi conto di essere malato con un male inguaribile.
L'uomo é quello che é e dovremmo accettarlo con e nella sua più recondita ed oscura natura che si manifesta sin da quando calpestiamo il suolo di questo pianeta...sempre fedele a se stesso. Nessun Dio o nessun maestro può realmente essere parte costituente del nostro vivere e del nostro vissuto, del nostro organismo sensibile e percepibile.
"Quando il fiume é in piena bisogna solo lasciarsi trasportare dalla corrente, galleggiando come un tronco di legno" (vecchio detto cinese) senza preoccuparci del dove andiamo o dove finiremo, per quel poco che ci é dato di vivere in questo transito terreno. Ecco a volte mi trovo a pensare in questo modo e le aspettative che mi attanasciano a volte scompaiono lasciandomi invadere da sensazioni di abbandono benefiche.

lunedì 23 giugno 2008

Il mondo alla rovescia

Sembra di vivere in una bolla d'aria dove vediamo il mondo alla rovescia. Tutto va nel senso contrario fino al punto di dubitare fortemente su cosa sia giusto o sbagliato. Fino a mettere in discussione le categorie del bene o del male. Il mondo così come lo viviamo e lo percepiamo é una condanna infernale, dove la regola é la sofferenza, la certezza é il dolore, la legge é la violenza.
Un Dio terribile deve aver pensato un simile castigo. La malattia, il dolore, la povertà sono le regole che scandiscono le giornate e gli anni della nostra vita.
Mi chiedo quale sia la malettia di cui siamo affetti come uomini, come creature privilegiate dal dono dello spirito umano. Quale é il difetto del nostro creatore, quale é la terribile verità che tanto fuggiamo e rimuoviamo ad ogni occasione. Sarà forse vero quel che diceva Sileno?
Sarà terribilmente reale che un mondo migliore sia solo la malattia mentale di una serie di disadattati che ha conflitti con il principio di realtà? Ma cosa é realmente il mondo? Cosa significa tutta questa realtà sbagliata e squilibrata? Sarebbe realmente stato meglio non essere mai nati?

La Gorgone




L'immagine della Gorgone ci rimanda in un arcaico luogo, in un remoto territorio della mente, in un labirintico percorso sconosciuto ed irrazionale.

Si riferisce, ci richiama a quell' l'incontro rimosso nelle più profonde viscere della mente: pietrificante come il gelo delle notti invernali. Ci ricorda e ci mette in allarme sull'eventualità di imbatterci con il nostro "monstrum" durante certi momenti della notte o della nostra vita. Momenti oscuri e luminosi all'unisono.

Lo sguardo terrificante della Gorgone é il nostro vero volto occulto. Un volto trasfigurato e terrificante, profondo come un oscuro pozzo irrazionale, una vertigine di terrore. Abbiamo imparato a coprirci con una maschera per non autodistruggerci, ma percepiamo la sua presenza quando siamo in completa solitudine o al buio. Temiamo che si manifesti da un momento all'altro, a nostra insaputa, all'improvviso, ci sembra di percepirla, a volte con la coda dell'occhio, in un movimento furtivo, immaginato e percepito. La sentiamo avvicinarsi silenziosa, guardinga e arrogante...quando inspiegabilmente i peli delle braccia e della nuca si rizzano all'unisono percorsi da un fremito in un infinito brivido che ti percorre per tutta la schiena, portandoti sulla soglia del limite della paura, facendoti perdere il lume della ragione...

Lo specchio, come la mascherà, é l'unica arma di cui disponiamo per difenderci da quello sguardo orrorifico e pietrificante. Lo specchio ci rimanda alla realtà delle apparenze rassicuranti e solide. Lo specchio ci riflette l'immagine che più ci aggrada e che ci siamo fabbricati. Lo specchio ci inganna e ci deforma dolcemente la realtà.

domenica 13 gennaio 2008

Il nichilismo

Paura del nulla, del niente, dell'inconsistenza dell'essere. Paura che dopo la nostra morte noi saremo dissolti nel nulla, torneremo nel nulla, noi saremo niente.
Da piccolo c'era un pensiero che a volte mi sovveniva e con esso venivo risucchiato da una incommensurabile idea che mi divorava e mi gettava nello sgomento.
Mi dicevo: cosa mai porebbe esistere oltre l'universo? Oltre l'immenso universo come esistenza stessa di materia o dimensione che per quanto immenso possa essere é pur finito, circoscritto. O é illimitato, l'universo e la nostra esistenza? Per quanto inpensabile, incontenibile in un pensiero umano per volume ed immensità, ebbene, se non ci fosse questo, cos'altro potrebbe esistere, essere concepito come materia come immensità, come dimensione, come universo?
Non sono mai riuscito, ancora fino ad oggi, a darmi una risposta soddisfacente, accettabile, consolatoria, malgrado questo senso del nulla che mi deprime e mi risucchia come un buco nero.
La domanda che ci affligge e che ci scompiglia come un tornado l'equilibrio mentale é: che senso ha la nostra esitenza? Che senso ha vivere? Quale é il significato della nostra esistenza? Che cosa sarà mai di me, di noi, oltre la morte?